Libra, la criptovaluta voluta da Facebook e dal futuro incerto

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Si sapeva già da tempo che il terremoto provocato dall’esplosione su ampia scala delle criptovalute e blockchain avrebbe finito per attrarre l’interesse dei Big mondiali di vari settori, primo fra tutti ovviamente quello tecnologico.

Ormai ogni grande player internazionale, che sia una Internet company, un gruppo finanziario ed anche interi governi nazionali hanno partecipato più o meno attivamente a qualche progetto incentrato su queste tecnologie.

E l’azienda guidata da Mark Zuckenberg non è stata da meno, entrando a gamba tesa nel mese di Giugno 2019 annunciando la nascita di Libra, una criptovaluta basata su blockchain e con codice sorgente aperto (in linguaggio RUST) e il cui lancio è previsto nel 2020.

Libra, come d’altronde ogni criptovaluta, consentirà di far scambiare valore tra persone ed effettuare acquisti online (e dunque riceverne anche i relativi pagamenti).

Ma in realtà il progetto di Facebook è ben più ambizioso, volendo creare una vera e propria infrastruttura finanziaria, reinventando il concetto di moneta con l’intento (dichiarato peraltro) di trasformare l’economia globale.

Facile immaginare che tra le piattaforme in prima fila per implementare servizi incentrati su Libra ci siano Facebook, Instagram, Messenger e WhatsApp.

Ma finora l’unico esperimento di portare una criptovaluta in un sistema di messaggistica che ha avuto successo è stato quello di WeChat, all’interno della quale già dal 2014 gli utenti possono scambiarsi denaro “virtuale”.

L’idea in effetti era piuttosto semplice: perché non far trasferire una parte del denaro di un utente in un proprio portafoglio integrato nella piattaforma di messaggistica, dove poi gli utenti passano gran parte della propria giornata.

E dunque, forte dei suoi numeri, Facebook ha ben pensato di fare la stessa cosa. E le motivazioni (e interessi) per scendere in campo sono molteplici.

Innanzitutto ci sono circa 1,7 miliardi di cosiddetti “unbanked”, ovvero utenti che non hanno un conto bancario. Poi il trasferimento di denaro tra utenti non è così semplice, bisogna usare le banche, non tutti hanno un conto bancario, non tutti hanno paypal e spesso si pagano commissioni senza considerare che spesso sono necessari giorni per completare una transazione.

Senza poi dimenticare il suo punto di forza, intrinseco della natura di ogni criptovaluta, che è basata ovviamente su una blockchain,
Ma come farà Facebook ad incentivare l’utilizzo della criptovaluta all’interno delle proprie app? E come al contrario disincentiverà la conversione in denaro reale?

Facebook ha rilasciato un Whitepaper ufficiale di Libra, in cui spiega la sua blockchain, la criptomoneta e l’omonima associazione creata per gestirla. Ha inoltre invitato numerose aziende a farne parte, chiaramente per dare credibilità e valenza al progetto.

Recentemente però, molte aziende (tra cui colossi come Mastercard, Visa ed eBay) si sono defilate e non intendono, almeno per il momento, partecipare al progetto pur ammettendo di valutarne con attenzione l’evoluzione.

Inoltre (sempre per partire col piede giusto) pare vi sia stata anche una disputa sul logo di Calibra (la società sussidiaria di Facebook che si occuperà dei wallet), molto simile a quello di Current, ironia della sorte proprio una startup che si occupa di pagamenti elettronici. Già all’annuncio di Libra, a giugno 2019, sul proprio profilo Twitter ironizzava sulla somiglianza del logo (segui il tweet originale)

“this is what happens when you only have 1 crayon left”
Un po’ di sana ironia non fa mai male

Sarà dunque interessante osservare nei prossimi mesi se e come realmente Libra riuscirà ad avere successo, soprattutto al di fuori dell’ecosistema di Facebook.

Criptovalute e Blockchain sono argomenti di massimo interesse e mi piacerebbe trattarli su questo blog con una certa regolarità, soprattutto perché non restano confinati nell’ambito tecnologico, coinvolgendo infatti anche il mondo finanziario, la privacy e la politica internazionale.

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